L'associazione

In data 7 0ttobre 2004 si è costituita, in Biella, l'associazione "Amici cane d'Oropa". Le ragioni di quest'iniziativa nascono dalla considerazione che nel Biellese e territori limitrofi, si sono selezionate due razze d'animali idonei all'ambiente ed alle esigenze degli allevatori locali: la Pecora Biellese e la vacca Pezzata Rossa d'Oropa. Perché quindi non valorizzare anche un cane Biellese usato da sempre per la cura di questi animali?
Il Cane da pastore tipico del territorio biellese è usato da secoli e selezionato in base all'attitudine ed alla morfologia dai pastori e dagli allevatori di bovini. Questo animale, il cane d'Oropa è da sempre stato utilizzato per condurre le greggi al pascolo vagante ed i bovini al pascolo ed all'alpeggio.
L'obiettivo è di stabilizzare in una razza, un buon cane sano, volonteroso ed utile, capace di collaborare con gli allevatori di pecore e vacche nel migliore dei modi.
Lo scopo dell'associazione è di promuovere la selezione della razza attraverso la riproduzione programmata di soggetti che presentino caratteristiche morfofunzionali ritenute tipiche. Di proporre agli organi deputati (ENCI), la registrazione della razza stessa, nonché di rendere possibile la presentazione al pubblico dei frutti di questa selezione.
Sono presi in considerazione sia soggetti più adatti alla conduzione di pecore e capre, più gentili e per nulla mordaci, leggeri e veloci, sia soggetti più adatti alla conduzione delle vacche. Soggetti di taglia più leggera per la conduzione e soggetti di taglia più pesante per la guardia notturna al pascolo o all'alpeggio.
E' importante sottolineare l'utilità di impostare la selezione tenendo in debito conto le specifiche caratteristiche d'attitudine al lavoro per salvaguardare la vera natura del Cane d'Oropa. Al riguardo va considerato che l'istruzione avviene principalmente grazie alla madre che inizia il giovane per emulazione e che una notevole percentuale di successo nell'addestramento è data dalla presenza o meno dell'istinto, il così detto "senso della pecora e senso della vacca" degli autori anglosassoni. Tale istinto è ereditato attraverso il patrimonio genetico.
La definizione della razza "Cane d'Oropa" rientra in un ampio disegno di sviluppo e valorizzazione di una cultura, di un'economia e di una tradizione radicate nella Provincia di Biella, che da sempre hanno visto la loro esistenza quotidiana strettamente legata al rapporto fra uomo e animale, in un ambiente agricolo "difficile" di zone collinari e di montagna.

Progetto per la salvaguardia e conservazione razza canina Cane d'Oropa

(Progetto a cura del prof. Luigi Guidobono Cavalchini e del dr. Stefano Marelli della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Milano)

 

Analisi dei fabbisogni e stato dell'arte


La storia del Cane da Pastore di Oropa si intreccia inevitabilmente con quella di altre razze di animali domestici originarie dell'arco alpino, di cui il cane da pastore era utile conduttore e guardiano: la pecora Biellese e Bergamasca, i bovini Valdostani e la Pezzata Rossa d'Oropa tutte queste razze sono accomunate da decenni di selezione che ne ha valorizzato la capacità di adattamento ad un ambiente particolare come quello delle Prealpi e delle Alpi, caratterizzato da un clima montano e pedemontano variabile, umido e spesso molto freddo, dove per buona parte dell'anno le risorse pabulari d'alta quota sono ricoperte da una coltre nevosa. Purtroppo, il massiccio abbandono delle montagne ed il repentino mutamento dei criteri di allevamento, conseguenza della rivoluzione agricola degli anni Cinquanta, hanno prodotto una netta contrazione numerica, se non alla completa estinzione, di tutte queste popolazioni zootecniche locali, spesso sostituite dai pochi allevatori rimasti con razze alloctone e ibridi commerciali più popolari e produttivi. "Solo negli anni Settanta, con la Conferenza sull'Ambiente delle Nazioni Unite di Stoccolma, il mondo scientifico prende coscienza del rischio connesso alla perdita definitiva di questo materiale genetico e si attiva con programmi di salvaguardia nazionali ed internazionali. L'Italia è stato uno dei primi paesi a sviluppare dei progetti di ricerca e ad adottare delle misure per la difesa delle risorse genetiche locali: il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nel 1976 varò un programma di ricerche sulla materia, che ha portato, sei anni dopo, alla fondazione dell'Istituto per la difesa e la valorizzazione del Germoplasma Animale, mentre nel 1978 l'allora Ministero dell'Agricoltura e Foreste, congiuntamente ad Enti Locali, Istituti di Ricerca ed Associazioni degli Allevatori, rese esecutivo un programma di difesa delle popolazioni locali a rischio di estinzione.
A livello internazionale, il Congresso FAO/UNEP sulle risorse genetiche animali tenutosi a Roma nel 1980 permise il confronto tra i diversi paesi su questo tema; nello stesso anno, gli stati europei aderenti all'Associazione Europea di Produzione Animale (EAAP) decisero di costituire un gruppo di lavoro internazionale che studiasse le problematiche relative alla conservazione delle risorse genetiche delle specie domestiche da reddito (bovini, caprini, ovini, suini ed equini).

Le principali motivazioni per la salvaguardia delle popolazioni locali possono essere sintetizzate nei seguenti punti (Gandini, 1997):
· evitare la perdita di materiale genetico che potrebbe rivelarsi utile per soddisfare le future esigenze selettive;
· evitare la perdita di materiale genetico prima di una sua esauriente valutazione;
· promuovere l'attività zootecnica estensiva nelle aree marginali e nelle condizioni poco favorevoli dei Paesi in via di sviluppo: in molti casi l'allevamento estensivo rappresenta anche una componente importante dell'ecosistema e quindi il suo sostegno assume un preciso valore di gestione ambientale.
· Conservare razze e popolazioni che sono parte integrante della cultura e delle tradizioni, oltre che dell'economia, dei loro luoghi d'origine.

Il lavoro di conservazione delle risorse genetiche animali passa necessariamente attraverso queste fasi:
1. Censimento delle razze esistenti: è fondamentale disporre di un elenco aggiornato delle razze esistenti, che specifichi anche la loro consistenza numerica e localizzazione geografica, per potere valutare correttamente le necessità di conservazione e le eventuali possibilità di cooperazione, laddove più razze o popolazioni locali risultino avere una base comune.
2. Scelta delle razze da salvaguardare: dato l'elevato numero di razze e popolazioni locali, è impossibile pensare di potere intraprendere un'azione di conservazione per ciascuna di essa; si rende quindi necessaria l'individuazione di una serie di criteri che possano guidare nella scelta delle razze da salvaguardare (Maijala, et al., 1983).
In primo luogo è fondamentale conoscere lo stato generale della razza, inteso come l'andamento della consistenza numerica, il probabile livello medio di consanguineità ed il livello di purezza della stessa; dopodiché se ne stimerà il valore per gli aspetti biologici, ovvero la presenza di peculiarità anatomiche e/o attitudinali di rilevanza economica, ecologica, relativa cioè al ruolo ambientale della razza nella sua zona d'origine, ma anche culturale, estetica e sociologica.
Un diverso approccio alla scelta delle razze da salvaguardare consiste nell'utilizzo delle distanze genetiche tra le diverse popolazioni: queste analisi, infatti, consentono di riassumere in un numero la diversità della costituzione genetica tra le varie razze esaminate (Smith, 1977) e di orientare la scelta verso le popolazioni più distanti, e quindi diverse, tra loro.
E' importante specificare che quanto esposto circa i criteri di scelta è riferibile esclusivamente alle razze di animali da reddito, dove gli aspetti economici risultano di primaria importanza; nel caso del cane, una base di partenza di "soggetti puri" sufficientemente ampia e il grande entusiasmo degli appassionati talvolta possono bastare a far sì che una razza possa essere salvata dall'estinzione, come è avvenuto per il Cane Corso.
3. Scelta delle tecniche di conservazione: esistono diversi metodi attraverso i quali è possibile conservare razze e popolazioni a rischio di estinzione, che si differenziano per costi di esecuzione e per livello di rischio d'insuccesso (Maijala, et al., 1983). Queste tecniche vengono normalmente distinte in:
· Tecniche ex-situ:consistono nella conservazione di sequenze di DNA, di materiale genetico in forma aploide (materiale seminale ed ovuli congelati) o diploide (embrioni congelati) oppure nell'allevamento degli animali vivi in giardini zoologici, parchi o stazioni sperimentali.
· Tecniche in-situ: consistono nel mantenimento delle razze all'interno del loro contesto zootecnico d'origine mediante la valorizzazione delle loro attitudini produttive e la corresponsione di incentivi economici all'allevamento.
In Italia si tende a prediligere quest'ultima metodologia per alcuni suoi aspetti qualificanti, quali la possibilità, per la razza allevata, di proseguire nella sua dinamica evolutiva e di approfondirne lo studio attraverso il suo impiego zootecnico; la tecnica in-situ non può però prescindere dall'impiego contemporaneo di metodologie ex-situ, quali lo stoccaggio di materiale seminale ed embrioni, per garantire la continuità dell'opera di conservazione (Gandini, 1997).
D'altro canto, le strategie ex-situ presentano anch'esse alcuni importanti vantaggi: esse consentono, attraverso lo stoccaggio di materiale genetico aploide e diploide e di sequenze di DNA, la ricostruzione delle razze ormai estinte mediante incroci di sostituzione (Smith, 1984) oppure l'introduzione di geni e combinazioni geniche di particolare interesse." (Monaghè 2001).
La biologia molecolare fornisce validi supporti oggettivi nella tipizzazione genetica delle razze canine e rappresenta un passaggio di fondamentale importanza nello studio delle popolazioni animali a rischio di estinzione.

Bibliografia:
Gandini, G. (1997). Salvaguardia delle risorse genetiche di interesse zootecnico. In Genetica applicata alle produzioni animali, di G. Pagnacco, pp. 166-8. Milano: CittàStudiEdizioni.
Maijala, K., Cherekaev, A. V., Devillard, J.-M., Reklewski, Z., Rognoni, G., Simon, D. L. & Steane, D. E. (1983). Relazione finale del gruppo di lavoro dell'Associazione Europea di Produzione Animale (EAAP). In Conservazione delle risorse genetiche animali, Quaderno n° 1, pp. 8-30. Milano: CNR - Istituto per la Difesa e la Valorizzazione del Germoplasma Animale.
Monaghè, A., (2001). Studio Biometrico del Cane Corso, Tesi di laurea, Istituto di Zootecnica Facoltà di Medicina Veterinaria, Università degli Studi di Milano, Milano.
Smith, C. A. B. (1977). A note on Genetic Distance. Annual Human Genetics, 40, 463-479.

Obiettivi:

Gli obiettivi del progetto sono quelli di valutare la consistenza e la tipicità morfologica e genetica della popolazione canina, oggetto di studio, descrivendo la tipologia dei soggetti presenti sul territorio con lo scopo di definire una bozza di standard che tenga conto sia degli aspetti morfologici che di quelli comportamentali della razza Cane d'Oropa. Si potrà quindi dare il via al processo di individuazione e conservazione del patrimonio cinotecnico rappresentato dalla razza presa in esame e cominciare l'iter del riconoscimento ufficiale da parte dell'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana ( Ente preposto dal MIPAF al controllo dei libri genealogici dei cani di razza pura). Obiettivo del progetto è anche l'individuazione di eventuali basi genetiche comuni con popolazioni limitrofe.
Si prevede di potere ottenere la registrazione ufficiale della razza Cane d'Oropa con attitudine alla conduzione del gregge tipica del territorio alpino e subalpino. Si intende inoltre possibile creare avvenimenti di aggregazione sociale (raduni di razza, presentazioni, dimostrazioni di sheepdog, lezioni nelle scuole) intorno a questo esempio di patrimonio biologico e culturale.
Risultati attesi:
· Creazione di un sito web con relativo forum di discussione.
· Creazione di un archivio storico culturale sulla razza presa in esame.
· Banca dati biometrico-morfologica
· Banca dati reattività comportamentale.
· Archivio fotografico.
· Redazione di uno standard di razza specifico.
· Registrazione dei soggetti appartenenti alla popolazione del Cane d'Oropa (eventuali incentivi).
· Tipizzazione genetica dei soggetti rispondenti allo standard. Formazione di 8 famiglie costituite da 2 riproduttori maschi e 6 riproduttori femmine come richiesto dai disciplinari dell'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana e dalla FCI
· Riconoscimento ufficiale della razza.

Gestione del progetto e della partnership:
Il progetto presentato prevede il lavoro sinergico dell'Associazione Amici Cane d'Oropa, degli allevatori di bovini e ovicaprini che detengono cani per la conduzione degli animali, di cinofili, dell'Università degli Studi di Milano Facoltà di Medicina Veterinaria, Istituto di Zootecnica
La programmazione e la verifica dei lavori di ricerca saranno garantite dal responsabile scientifico.
La programmazione e verifica delle attività organizzative e di archiviazione saranno garantite dai referenti degli enti attuatori supervisionati dal responsabile organizzativo.
A cura del gruppo di lavoro verranno organizzati incontri periodici con gli enti coinvolti e gli sponsor per verificare lo stato di avanzamento dei lavori e i risultati parziali ottenuti.

 

In data 10/05/2013 dopo un proficuo incontro avvenuto all'Università di Milano con i Proff. Luigi Guidobono Cavalchini e Michele Polli  è stata inviata all'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana una formale richiesta per l'ammissione della razza "Cane Pastore d'Oropa" al Libro Aperto (RSA) ai sensi dell'art.3, Registri del Libro genealogico delle Norme Tecniche Libro Genealogico del Cane di Razza, DM 21203 del 8 Marzo 2005.

20/11/2015

Ci comunichiamo che L'ENCI ha oggi deliberato l'attivazione del registro Supplementare Aperto (RSA) per la nostra razza Cane di Oropa.